DONNE IN AFGHANISTAN: TRA SPERANZA E DISPERAZIONE

È straziante osservare come le donne afghane stiano ripiombando nel lontano passato di venti anni fa.

Si prevede un futuro cupo, poiché l’autonomia e l’indipendenza fortemente volute e conquistate negli anni, stanno lasciando il posto alla frustrazione, alla paura e all’incertezza. Tuttavia, le donne afghane temprate da anni di sofferenze e guerre non hanno ancora perso la speranza. Lottano per contrastare un regime illegittimo che le ha private dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali, facendo sprofondare l’intero paese nell’estrema povertà e nella fame. In questi mesi, i talebani hanno progressivamente escluso le donne dalla sfera pubblica, così come anche le minoranze religiose e la maggior parte dei gruppi etnici non pashtun. Il nuovo regime talebano ha anche limitato l’accesso delle donne all’istruzione. Le scuole secondarie hanno infatti riaperto per i ragazzi ma restano chiuse alla stragrande maggioranza delle ragazze. È un segnale molto forte in quanto l’istruzione delle donne è da sempre stato il più importante simbolo del cambiamento e della speranza per il nuovo Afghanistan. Le donne che insegnavano nelle scuole maschili e nelle università sono state licenziate e sono state bandite dalla maggior parte degli ambienti lavorativi. Il regime talebano ha aggiunto al danno la beffa dicendo che le donne alle loro dipendenze potrebbero mantenere il loro lavoro solo qualora abbiano un ruolo che un uomo non possa ricoprire, come essere un addetto al bagno delle donne. I talebani hanno sistematicamente chiuso le case rifugio per le donne e le ragazze in fuga dalla violenza domestica. Gli sport femminili non sono più consentiti. In Afghanistan si stanno commettendo gravi e diffuse violazioni dei diritti umani contro donne e ragazze, come la negazione della libertà di movimento, l’imposizione di codici di abbigliamento obbligatori e la limitazione del diritto di riunione pacifica. Le donne afghane stanno però continuando a lottare per i loro diritti e la loro libertà. Hanno cercato di negoziare con i talebani e, quando questo tentativo è fallito, hanno protestato. Di contro, i talebani hanno reagito interrompendo le proteste, picchiando i manifestanti e i giornalisti che documentavano il dissenso per il nuovo regime. Le maglie continuano così a stringersi. È stato infatti imposto un nuovo stop alle serie tv e soap opera con attrici, ed è stato introdotto anche l’obbligo di velo per le giornaliste in tv, pur senza specificare la tipologia di velo. Ai media è stato richiesto di evitare programmi, film e serie tv contrari ai principi della legge islamica e a quelli dell’Afghanistan. Non sono tuttavia note le punizioni in caso di violazione. Ci si chiede quindi come vadano classificati questi nuovi comportamenti: regole o obblighi religiosi? È recente la notizia che il capo dei talebani, Hibatullah Akhundzada, in un nuovo decreto abbia affermato che: “una donna non è da considerarsi come una proprietà, bensì una persona nobile e libera”. Ha inoltre aggiunto che nessuno può obbligare una donna a sposarsi attraverso la coercizione o altre forme di pressione. Il decreto non fa alcun riferimento all’età minima per contrarre matrimonio, in precedenza fissata a 16 anni. Lo stesso decreto indica che sarà “vietato dare una donna in scambio per raggiungere un accordo o porre fine ad una disputa”. Vi è chi legge in questo decreto una mossa molto intelligente, da parte dei talebani, per ottenere nuovi consensi. L’attenzione dell’Occidente è infatti puntata sul fatto che molto bambine in Afghanistan vengano vendute ad altri per sfamare il resto della famiglia. Che ne sarà delle nuove generazioni? In particolare, di quelle donne che sono diventate più consapevoli politicamente e socialmente? La vita di una donna in Afghanistan non è mai stata facile nemmeno negli ultimi 20 anni. La differenza è che ora le loro vite diventeranno ancora più difficili. Devi essere un afghano per capire la situazione afghana, in particolare quella delle donne. In Afghanistan le donne sono tutte eroine, muoiono ogni giorno. Tuttavia, non si arrendono mai e continueranno a lottare per il loro futuro e quello delle prossime generazioni. 

(di Francesca Braga)

Fonte: Amnesty International Lombardia

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